I santi pellegrini Egidio ed Arcano, fondatori di Sansepolcro

di Maurizio Minchella

Come è noto, pellegrinare a Gerusalemme è sempre stato particolarmente arduo per i devoti delle nazioni cristiane europee, sia per la distanza, ma soprattutto per le difficoltà oggettive che questi avrebbero incontrato dovendo attraversare terre musulmane e culture profondamente diverse, esponendosi ad ogni genere di pericoli. Per questo motivo nella Cristianità, al termine delle Crociate che lasciarono solo l’illusione di poter liberare Gerusalemme, vennero costruite diverse scorciatoie per i pellegrini animati dal pio desiderio di vedere i luoghi santi nei quali era vissuto, morto e risorto il Redentore; i labirinti, detti anche cammini di Gerusalemme, dei quali la via dei Franchi o Romea è splendidamente ornata (da Pavia, a Piacenza fino a Pontremoli, Lucca e a s. Maria in Trastevere a Roma) erano dei veri e propri pellegrinaggi, da percorrere in ginocchio, in preghiera, dal percorso apparentemente facile, ma attraversato da numerose insidie. Smarrirsi, perdere l’orientamento al loro interno era la norma, e in quanto metafore della vita essi sono molto simili nella sostanza ai pellegrinaggi maggiori, ed hanno come meta la contemplazione della Gerusalemme celeste, nascosta al centro. Chi non poteva recarsi fisicamente in Terrasanta, pellegrinando devotamente su questi imponenti percorsi disegnati al centro delle chiese, avrebbe conseguito i medesimi benefici spirituali. Analogamente vennero edificati i sacri monti (Varallo, Varese ed altri sorti principalmente tra Piemonte e Lombardia), nei quali venivano riprodotti i luoghi della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, disposti in ascesa lungo una via Crucis che conduce ad un Calvario. Il significato, più chiaramente devozionale che spirituale, aveva in ogni caso lo stesso valore di quello rappresentato dai labirinti.

Prototipo di queste riproduzioni gerosolimitane è l’antico borgo di san Sepolcro. Questa volta a volerlo non fu mente umana divinamente ispirata, ma un volere divino ispirato a menti umane, nella fattispecie a due pellegrini che ritornavano dalla Terrasanta. Egidio e Arcano avevano qui raccolto un nutrito numero di reliquie, contenute in una cassetta ben sigillata. In essa avevano posto una o più pietre del Sepolcro di Cristo, il legno della Croce, il sangue e il tessuto del lino entro il quale venne deposto Gesù, i capelli e il latte della Vergine, una pietra della tomba di Maria, il grasso che stillò dal corpo di San Lorenzo e altre parti dei corpi di vari santi. Il desiderio dei due pellegrini, probabilmente di origine spagnola, era quello di recarsi ad Ancona e quindi a Venezia, per far ritorno ad Arcadia, loro patria, intesa in senso più spirituale che geografico. Un notista medievale, ser Francesco Largi, nel 1418 scrive nel registro dell’amministrazione comunale quanto segue: Come è a tutti noto, i due santi pellegrini Arcano e Egidio, principali fondatori di questa nostra terra, erano andati al Santo Sepolcro di Gesù Cristo e da lì avevano ottenuto alcune sante reliquie e da lì poi erano andati a visitare  le chiese consacrate ai beati santi Pietro e Paolo apostoli a Roma e anche da lì avevano ottenuto per la loro santità nella devozione altre reliquie di santi e, rigirati, stavano ritornando da Roma in Arcadia per rimpatriare. Ma non piacque così al Signore Dio che aveva previsto che questa nostra terra avesse miracolosamente il primo edifici, per le mani di detti due santi pellegrini. Fu così che, giunti nella valle di Nocea, come gli antichi chiamavano questo luogo dove siamo, poiché era pieno di grandissime noci, riposandosi, preso il corporale cibo, come fu piacere di Dio, s’addormentarono con le parole di Lui in bocca e dormendo il beato Arcano ebbe in visione che dovesse fare in quel luogo il suo tabernacolo e che non sperasse più rimpatriare. Arcano, naturalmente desideroso di veder la sua patria, alzatosi in piedi e chiamato il suo compagno, dopo due simili visioni tentò di partire attratto dalla dolcezza della sua Arcadia. E riprese le sue cose, controllato che niente gli mancasse, scoprì non aveva più le sante reliquie. Egli, che su quelle aveva riposto tutta la sua speranza e verso le quali provava grandissima devozione, cominciò a dolersene fortemente, ricercandole con attenzione e alla fine, levando umilmente al cielo gli occhi e i palmi giunti delle mani, vide il bossolo nel quale erano le predette reliquie. Risultati immagini per sant'arcano sansepolcroQuindi, pentito grazie al miracolo per il quale ciò che non aveva ali era volato su un altissimo ramo di noce, non volendo più opporsi alla volontà e al destino stabilito dal glorioso Dio, deciso a rimanere in questo luogo, riebbe le sante reliquie. E qui fermatosi, giunsero certi paesani i quali conosciuto il miracolo, lasciate le proprie abitazioni, edificarono in questo luogo nuovi edifici e lo ingrandirono così tanto in poco tempo, come fu piacere di Dio, che fu cosa mirabile. E questi primi edifici, poiché i predetti santi pellegrini venivano dal Santo Sepolcro di Gesù Cristo, nominarono Borgo del Santo Sepolcro. Le predette reliquie, per menzionare le quali e raccontarne le vicende abbiamo brevemente narrato la storia della costruzione del nostro primo edificio, dopo la morte del beato Arcano rimasero nelle mani di quelli che li erano giunti. Ed oggi esse sono riverentemente collocate nel campanile de l’abbazia sotto tre chiavi, delle quali una la tiene continuamente il signor abate, le altre due sono conservate da due Borghesi che nomineremo più avanti. In nome del Comune

Furono i due santi a disboscare il sito sul quale edificarono la chiesa dedicata a S. Lorenzo confessore, un hospizio e alcune case, per sé ma anche per quanti, da pellegrini, cominciarono a visitare le sacre reliquie. La santità dei due fondatori, le grazie e i miracoli che circondavano questo luogo fecero sì che il borgo crebbe ben presto di popolo e di case, fino a diventare una vera e propria città. Arcano, prima di morire, chiamò i Camaldolesi a preservare la santità del luogo, e affidò loro la chiesa e le reliquie,pronunciando questo discorso profetico:

Risultati immagini per santi egidio e arcanoUn giorno adunque vicino alla sua morte, presente il suo fedel compagno Egidio che mai lo abbandonò, rivolgendosi al suo successore d. Isaja ed alli magnati del luogo che con lagrime e divozione gli stavano d’intorno, proruppe doppo molti singulti e lagrime in questi non so se io dica ricordi o profetiche parole, che indi si avverarono per testimonio di chi ciò scrisse: “Figliuoli miei dilettissimi, per comandamento dello altissimo Iddio sono chiamato al giudizio, confidato nella sua gran divina bontà allegro ne vado e da parte di quello io vi esorto ed amonisco che onoriate doppo lui ed i santi suoi l’antistite vostro suddetto Isaja ed i suoi successori e che continuamente e con gran divozione rendiate il douto onore alle ss. reliquie, le quali egli per me maravigliosamente qui collocò e sempre abbiate divozione al s. sepolcro e fra di voi figliuoli, che di novo partorisco, siate in fraterna e santa carità guardandovi bene dalli signori circonvicini non vi accostando mai a loro, ma siate fra di voi saldi perché questo luogo sarà lungo tempo grazioso e pacifico sino a tanto che i vostri discendenti, scordati affatto delle mie amonizioni, degenereranno e che gli odj ed i rancori destino guerre civili e l’invidioso desideri di avere insieme collo appetito di dominare susciteransi. Nondimeno questo ho io impetrato dal cielo, che i violatori del vostro pacifico stato ed i ladroni dei vostri beni non lungo tempo di quelli goderanno, né meno anderanno in lungo, perché quello che tre giorni giacque nel sepolcro voi ed il vostro Borgo diffenderà, del quale uscirà, uscirà dico un uomo non creduto, ma temuto e pieno di fede cristiana che annunziarà cose propizie e combatterà per il sepolcro di Cristo, predicando la via della verità con parole, e segni non senza esempio” (le di cui ultime postillate e profetiche parole pronunziate finora con gran spirito dal santo moribondo Arcano, da chi ciò scrisse vengono interpretate che nei giorni ultimi del mondo uno di nostra patria ripieno di Spirito, valore e dottrina combatterà per la ricuperazione del s. sepolcro di Gerusalemme, venendo con ciò anche inferito da qui che detta nostra patria debba durare fino alla fine del mondo a cui diamo quella pia credenza che davagli l’erudito lettore ed in fine il s. uomo dando l’ultimo addio a tutti i circostanti rendendo l’anima al suo creatore il dì primo di settembre circa l’anno 960, cambiando la vita temporale in eterna con sommo dolore di tutto il popolo che inconsolabile visse molto tempo per sí gran perdita del suo caro ed amato fondatore. Gli furono fatte dai Borghesi con solenne pompa l’esequie ed a stuoli vi concorsero al riferir delli antichi nostri scrittori i popoli circonvicini, allo annunzio che era morto il santo, e tanta fu la moltitudine che per tre giorni fu impedito da questa il darli sepoltura e tanta e grande fu la fede e la divozione che avevano verso il gran santo che gli tagliorno fino la propria veste. Grandi invero furono i prodigii che Iddio operò per suo mezzo, come sta registrato nella sua vita. Dal santo suo compagno Egidio con molta divozione gli fu data sepoltura nello stesso oratorio del s. Sepolcro, dedicato al glorioso s. Leonardo confessore, che unitamente fecero edificare, e rimasto privo di sì segnalato uomo, che come padre teneva e venerava, di lì a molti giorni si partì di qui ritornando in Calaroga, sua patria in Spagna, ma secondo altri in Arcadia da dove dicono fosse ancor esso, e rachiusosi in un monastero di santi monaci, di cui varie sono le oppinioni, asserendo chi di s. Basilio, chi di s. Agostino e chi di s. Benedetto, vivendo con molta esemplarità ed osservanza in un poco doppo eletto abbate, visse santamente fino all’ultimo di sua vita. Notasi dal Ferrario di questi due santi nel suo catalogo generale di tutti i santi italiani, sono al primo di settembre con queste parole: Burgi S. Sepulcri in Umbria, bb. Arcani et Egidii eremitarum.1

Egidio, dopo aver dato degna sepoltura ad Arcano, tornò in Spagna e divenne abate di un monastero benedettino, dove morì santamente. Grazie ai due santi fondatori Sansepolcro divenne una piccola Gerusalemme, alla quale i pellegrini diretti a Roma o ad Assisi, facevano sosta con la stessa fede ed entusiasmo dei pochi pellegrini gerosolimitani che riuscivano a recarsi devotamente nella città santa per eccellenza.

 

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