Lutero e il Cammino di Santiago

di Alberto Solana

Un personaggio che criticò il Cammino di Santiago e i pellegrinaggi raggiungendo livelli inauditi, fu il monaco agostiniano tedesco Martin Lutero (1483-1586), il quale riuscì ad imporre in gran parte dell’Europa la sua Riforma Protestante, più per ragioni politiche che dottrinali, in un contesto di opposizione ideologica a Roma e di scontro frontale con il Papa, al suo potere e alla sua influenza, per la qual cosa riceve il beneplacito interessato di regni e territori europei, nei quali i suoi princìpi vengono accettati per potersi  svincolare dall’ imperatore e dal papa, o giustificare strategie di scontro bellico con altri paesi; l’opposizione è così viscerale da portare a generare una campagna militare contro Santiago de Compostela, che viene proclamato come centro di superstizione papale che si vuole profanare e distruggere, sebbene lo scopo che si intendeva perseguire fosse esclusivamente politico.

Appena dato inizio alla Riforma, il monastero di Wittemberg divenne la primafortezza del nuovo credo e i frati agostiniani del convento di Wittenberg dovettero abbandonarlo, ad eccezione di Lutero che vi tornò per farne la propria dimora e lo trasformò nella sua ridotta facendosi forte della protezione degli elettori di Sassonia (Federico III di Sassonia e Giovanni I di Sassonia). A partire dal 1525, anno in cui si sposò con la monaca Katharina von Bora, l’elettore di Sassonia cedette il monastero e le sue dipendenze a Lutero come regalo di nozze, e il convento degli agostiniani divenne il palazzo di famiglia di Lutero, in cui oltre a Lutero, a sua moglie e ai loro sei figli, viveva anche una zia di Katharina, vari nipoti di Lutero e altri bambini. E continuò ad essere la sua dimora privilegiata fino alla data della sua morte. In questo luogo si svolsero riunioni con <amici, sostenitori e adepti, che diedero origine ai suoi Discorsi a tavola,  nei quali di frequente veniva criticato e disapprovato il pellegrinaggio a Santiago di Compostela, con un linguaggio quasi sempre rude e spregiativo, al punto che le prime edizioni delle opere di Lutero non includevano questi Discorsi a tavola, dal momento che gli editori hanno mostrato una certa cautela rispetto al consueto linguaggio utilizzato dal riformatore tedesco, temendo che ciò potesse favorire gli attacchi contro di lui da parte dei suoi critici.

          Lutero manifestò una marcata avversione nei confronti della Spagna e dei suoi abitanti, parlando molte volte degli spagnoli con profondo disprezzo, scrivendo in modo provocatorio della perfidia, del tradimento, dell’ insolenza, dell’arroganza e della crudeltà degli spagnoli, mosso sempre da questioni di politica territoriale, imputando agli spagnoli il supposto proposito di soggiogare la Germania con motivazioni frutto di opinioni parziali e soggettive. Si lasciò andare ad osservazioni spregiative sul provincialismo, sull’abbigliamento e sulle usanze dei popoli e delle genti di Spagna, dandone un giudizio critico insolente, non in base a criteri personali e oggettivi, ma dando eccessivamente ascolto a pregiudizi sociali esposti da alcuni autori tedeschi che visitavano la Spagna, influendo in modo molto negativo sulla percezione da parte dei tedeschi riguardo la gente e la cultura di Spagna. Queste considerazioni sugli aspetti sociali sono in continuità con il rifiuto di Santiago di Compostela e dei pellegrinaggi, ai quali dedicò i più feroci attacchi e le critiche più aspre.

          Lutero fa riferimento a Santiago di Compostela quasi un centinaio di volte, sempre in tono di riprovazione. II 25 luglio del 1522 si esibì in una dissertazione riaffermando la sua radicale opposizione ai pellegrinaggi a Santiago, squalificando la Tradizione Jacopea in un sol colpo, insinuando che colui che è sepolto in quella basilica è un cane morto o un cavallo, e pertanto disapprova il fatto di muoversi lì in pellegrinaggio, atto che considera inopportuno per rendere onore a San Giacomo, oltre che una mancanza di riguardo verso il Signore.

          Come sintetizza Vicente Almazán nel suo saggio Lutero y Santiago de Compostela, per Lutero il pellegrinaggio a Compostela obbedisce a motivi riconducibili a cinque categorie: 1) Atto di idolatria, di blasfemia o, per lo meno, di grave errore. 2) Opera del diavolo, cammino per andare all’inferno o modo di accumulare inutili indulgenze. 3) Perdita di tempo e occupazione alla quale si dedicano solo i privi di senno. 4) Scusa facile per evitare di assolvere i propri doveri, che avrebbero richiesto uno sforzo maggiore o per non realizzare un’altra opera che sarebbe più gradita a Dio. 5) Curiosità allo stato puro, sete di avventure, desiderio di commettere qualche peccato o conseguire qualche successo attraverso la mendicità. In somma, non concede una sola opzione virtuosa al pellegrino che considera partendo da un giudizio negativo come cristiano ingannato, corrotto, immorale, impuro e osceno, vittima dell’errore papale e del commercio delle indulgenze. Nulla che si possa riconoscere in quella pietosa promozione cistercense delle vie di pellegrinaggio che ha tracciato strade e ha diffuso canti che hanno stabilito rapporti di comunicazione e di unità in Europa.

          Perché questo atteggiamento di avversione radicale? La risposta viene, senza dubbio alcuno, dagli eccessi esistenti in quell’epoca, nel mondo delle indulgenze. Lutero svilupperà questa ostilità in seguito al suo viaggio a Roma, dove fu inviato nel 1510 per risolvere alcune questioni relative a una disputa in seno al suo ordine, quello agostiniano, la cui casa generalizia era a Roma. Una visita al centro sacro della Cristianità era un avvenimento per ogni religioso, e lo fu anche per Lutero, che giunse a Roma con grandi aspettative e con grande speranza, al termine di un lungo pellegrinaggio durato oltre due mesi alla volta della città eterna. L’enorme sforzo per giungere, certamente con grandi difficoltà e privazioni, non risultò compensato moralmente ma, al contrario, fu accompagnato da una grande delusione, inorridito dal modo in cui i sacerdoti italiani avevano cura degli uffici religiosi, celebrati in fretta e in modo negligente; molti di loro vivevano circondati dal lusso, disattendendo i voti, facendosene beffe, per poter prendere sul serio la Messa. Sperava di trovare nel sommo pontefice e nella sua corte dei modelli di vita cristiana, e ciò di cui si avvide fu solo la corruzione esistente nei luoghi che credeva santi.

          Si stava costruendo in quell’epoca la grande basilica di San Pietro, ma vi erano però molte altre chiese nelle quali i pellegrini si recavano devotamente. Lutero le visitò tutte pregando, come di consuetudine, davanti alle reliquie dei santi. Como tutti i pellegrini si recò alle Scale di Pilato o Scala Santa, che fu fatta portare a Roma dal pretorio romano di Gerusalemme  da Elena, madre dell’imperatore Costantino, e che secondo la tradizione popolare è la stessa sulla quale salì Gesù quando fu condannato a morte. Una pia tradizione vuole che fosse trasportata da mani angeliche da Gerusalemme a Roma. Volendo Lutero seguire le pratiche dei pellegrini, salì queste scale in ginocchio, recitando un Padre Nostro in ogni gradino, nella convinzione che ogni volta che si sarebbe recitata questa preghiera Dio avrebbe scontato un anno del tempo che suo nonno avrebbe dovuto trascorrere in purgatorio. L’acceso era regolato da un prezzo, e spesso variabile a seconda delle circostanze. Le conseguenze della sua esperienza negativa e della sua grande delusione rispetto alla mercificazione delle pratiche sacre, lo portarono a chiedersi se tutto ciò fosse giusto, se Dio desiderasse davvero questa pletora di gesti, di superstizioni, di indulgenze, di reliquie dall’origine dubbia… Fu un momento decisivo nel quale mise a fuoco le sue idee al riguardo, e sentendosi ingannato fece di ogni erba un fascio e finì col rifiutare tutto in blocco: reliquie, pellegrinaggi, indulgenze e tutto l’armamentario degli eccessi della pietà tradizionale, enfatizzando il messaggio del profeta Abacuc, ricordato da San Paolo: Il giusto vivrà mediante la fede, per giungere alla conclusione che le penitenze e le preghiere finalizzate a richiedere una grazia particolare non avevano alcun valore. Questa esperienza decisiva è ben riportata in queste scene del film Lutero, del 2003.

          Ed anche in quest’altro film del 1953, Martin Lutero, che coglie molto bene anche la giustificata delusione di Lutero rispetto agli abusi della Chiesa della sua epoca.

          Quello che era nato come un rifiuto personale, delle istituzioni e degli eccessi ecclesiastici, divenne un atteggiamento di lotta insolente che condusse non solo allo scisma ecclesiastico, ma anche alla formazione di un partito e alla creazione di bande e di conflitti scaturiti da convenienze diplomatiche e di governo dei vari regni e territori, che finirono col dar origine a fratture e divisioni intestine in seno al vecchio Sacro Romano Impero Germanico e in tutta Europa.

          Lutero era ben consapevole dell’importanza di Santiago di Compostela, e dell’enorme affluenza di pellegrini che qui convenivano rispetto agli altri pellegrinaggi europei, e si sforzò di persuadere i suoi compatrioti a non intraprendere tale pellegrinaggio, in molte pubbliche manifestazioni nelle quali faceva a pezzi con vigore tutto ciò che riteneva inutile, peccaminoso, vano e assurdo, questo correre come stupidi a Compostela, ricorrendo ad aneddoti del cammino nei quali si prende gioco e mette in ridicolo le situazioni tra pellegrini. Riporta, ad esempio, il caso di un tedesco che andava come pellegrino a Santiago, al quale, giunto in Francia, venne chiesto di cantare in tedesco; e questi cantó Il pastore di Niedermühl vorrebbe fidanzarsi con mia figlia, canto tradizionale tedesco molto popolare, che veniva accompagnato da gesti comici, cambiando il nome del villaggio a seconda delle circostanze; il canto terminava con una riverenza, alla quale il pubblico francese aveva risposto inginocchiandosi come se fossero stati al cospetto di Dio. Oggi questo episodio sarebbe considerato un aneddoto divertente dell’ambiente pellegrino, ma all’epoca divenne motivo di satira feroce del mondo dei pellegrinaggi.

          Non vi è da stupirsi che Lutero si prendesse gioco del culto delle reliquie, essendovene in circolazione una moltitudine false, e a volte ridicole, quali una piuma dell’Arcangelo Michele, una fiamma del roveto ardente di Mosè o un vessillo che Cristo avrebbe portato all’inferno. E così pure la corona di spine, i chiodi, ecc. Questo clima di scherno è ben mostrato in questa clip nella quale Lutero si prende gioco delle reliquie, cadendo nell’errore di giudicare il tutto con la parte.

           Come nota opportunamente José Antonio de la Riera, Lutero si prendeva gioco anche dei pellegrini tedeschi che chiamavano Finisterre Fintenstern, Stella oscura, e come Stella Oscura venne conosciuta per alcuni secoli questo luogo nell’Europa centrale. Anche pellegrini degni di considerazione, come il Barone León de Rosmithal di Blatna, così ne scrive nelle relazioni dei suoi viaggi in Spagna tra il 1465 e il 1467: Da Santiago a Stella Oscura ci sono 14 miglia. Già Felix Faber (1441-1502), dominicano tedesco di Ulm, che giunse a Fisterra nel 1480, sottolineò l’ignoranza dei suoi compatrioti i quali, avendo dimenticato il latino, confondevano Finisterre con Finsterstern. Lutero, sempre ben disposto a dissacrare tutto ciò che fa riferimento ai pellegrinaggi, lo ribadisce: Il paese si chiama Finisterre, che significa fine del mondo, ma gli ignoranti, che non conoscono il latino, credono che finisterre significhi Stella Oscura.   

          Per Lutero né Roma né Santiago meritavano di essere considerate il primo e il secondo centro della Chiesa per il solo motivo che nelle loro basiliche si trovano le tombe degli apostoli Pietro e Giacomo. Svilisce l’importanza delle tombe apostoliche in generale, e discredita la tomba di Compostela in particolare, della quale si domanda: Come riuscì ad arrivare fin lì San Giacomo? Non attende alcuna risposta e tantomeno investiga sulla questione, ma chiude l’argomento con acida ironia, non concedendo alcuna opzione alla Tradizione Jacopea, senza aver fatto alcuna analisi della stessa. Allo stesso modo non dà alcun credito alla veridicità della tomba vaticana di San Pietro, con il debolissimo argomento che le Sacre Scritture non dicono nulla al riguardo.

          La lunga lista delle citazioni di Lutero su Santiago de Compostela ha come unici obiettivi quello di screditare il pellegrinaggio jacopeo e quello di far perdere credibilità a tutti gli altri che conducono ai principali santuari d’Europa, compresi ovviamente anche quelli tedeschi. Queste osservazioni indicano che Lutero era ben consapevole della fama che Santiago aveva in Germania in quell’ epoca e che aveva informazioni di prima mano sul pellegrinaggio jacopeo tramite informatori ed emissari. I suoi attacchi erano oltretutto favoriti dal fatto che nella sua epoca vi erano frequenti casi di vagabondi, impostori, ladri, truffatori e falsi pellegrini che si facevano passare per Jakobsbrüder (pellegrini o appartenenti alle Confraternite di Santiago), la qual cosa discreditò la figura del pellegrino, facendo sì che gli attacchi furibondi di Lutero rimasero inizialmente senza risposta, dal momento che nessuno nei circoli protestanti assunse ovviamente la difesa del valore legittimo dei pellegrinaggi.

          In Inghilterra gli rispose san Tommaso Moro (1478-1535), che difese contro Lutero il valore dei pellegrinaggi nella sua opera Dialogo sulle eresie (1529). In Germania vi saranno difensori dei pellegrinaggi solo molto tempo dopo Lutero; Tra questi il più determinato nel contrapporsi alle tesi di Lutero fu Jakob Gretser (1562-1624). Questo gesuita tedesco scrisse numerose opere, tra le quali ricordiamo quella che rappresenta una replica alla dottrina di Lutero e di altri riformatori sui pellegrinaggi: De Sacris et religiosis peregrinationibus, nella quale espone il valore dei pellegrinaggi, la loro origine e la loro storia, li difende e confuta punto per punto gli argomenti di Lutero e di Calvino. Nel capitolo XVI (pp. 274-285), De peregrinatione ad sanctum Jacobum Apostolum, dopo aver fatto un riassunto storico del pellegrinaggio jacopeo dalle origini, risponde alle obiezioni dei protestanti ai quali rivolge l’accusa di essere arroganti. Il P. Gretser aveva letto con molta attenzione le opere di Lutero e fa riferimento in modo preciso a molti dei suoi argomenti.

          Ma per grande ironia Martin Lutero, critico tenace e combattente veemente e intransigente dei pellegrinaggi ed in particolare di quello che ha come meta Santiago di Compostela, è adesso motivo e centro del suo stesso cammino di pellegrinaggio, Il Cammino di Lutero che si snoda tra Eisleben (luogo della sua nascita) e Wittenberg (dove è sepolto), inaugurato nel 2008, lungo 410 km e scandito da 34 tappe; questo cammino non è altro che un modo di rendere culto in forma di pellegrinaggio alle reliquie del protestantesimo.

          Se Lutero fosse vivo, cosa avrebbe da dire oggi in proposito?

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