Alfie e il meninho di Villafrìa de Burgos

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  di  Mario Clavell

Nei giorni dell’ Annunciazione e del concepimento verginale di Maria sembra che Erode si risvegli rabbioso, e verso fine aprile è solito mietere nuove vittime innocenti. Pur sapendo che non riuscirà mai a mettere le mani sull’Agnello, sfoga la sua rabbia suoi suoi figli più puri e indifesi. In questo 28 aprile il Leviatano ha scelto Alfie Evans, il piccolo gladiatore di Liverpool. La gestazione della Madre delle madri è lunga, infinita. E’ un cammino che anche il pellegrino, per come può, sperimenta. Nel suo dolore, nelle sue fatiche e nelle sue angosce si fa capolino giorno dopo giorno la promessa della redenzione. La speranza dà forza e si manifesta nel Natale, e si rende perfetta nella Pasqua, laddove le lacrime degli innocenti si trasformano in inni di gioia e di lode. Piccolo Alfie, guerriero generoso, accompagnaci nel cammino della vita come il meninho di Villafrìa ha accompagnato Sergìo Reìs nel suo cammino. Riposa in pace in cielo accanto all’Apostolo Giacomo, consolato dalle premurose cure della Sacra Famiglia e di tutti i santi che oggi gioiscono con te e per te, attenuando un poco anche il nostro umano dolore. (M.M.)

Ho incontrato Sérgio alla fine del suo pellegrinaggio, nel 1992; qualche tempo dopo mi mandò un manoscritto, che ho tradotto in parte, cercando di promuoverne la pubblicazione in Spagna. Invano. Nel 2016 Sérgio mi ha scritto dal Rio Grande do Sul (Brasile): Olá, caro amico: come corre il tempo! Nel 2017 saranno trascorsi 25 anni da quando ho fatto il Cammino e ho scritto il libro O Caminho das estrelas. Mandami tue notizie!
Dal manoscritto originale traduco alcuni paragrafi:
Sérgio arriva a Villafría de Burgos. Entra in una casa, assetato e stanco e chiede un bicchiere d’acqua…: e lì ho visto un ragazzo di 18 o 19 anni, un tetraplegico, su una sedia a rotelle, con il corpo riverso. Ci guardammo faccia a faccia. Io ero un uomo sudato, con lo zaino, la camicia e i pantaloncini, che stava facendo qualcosa che quel giovane non avrebbe mai fatto in vita sua. Ho visto in lui una constatazione dolorosa, ma nessun segno di rivolta né di dolore. Mi resi così immediatamente conto che le mie lamentele di qualche momento prima erano l’effetto di qualcosa di cui avrei dovuto essere orgoglioso e, ancor di più, di cui sarei dovuto essere particolarmente grato. 
Risultati immagini per mostelaresL’impressione di questo incontro accompagnerà il brasiliano per tutto il resto del suo pellegrinaggio. Due giorni dopo, sulla salita di Mostelares… il vento da dietro mi ha spinto come una molla. L’esercizio acquisito mi ha fatto sentire il grande e vero piacere del camminare. Mi ricordai del ragazzo quadriplegico di Villafría de Burgos, della sua immobilità, dei suoi occhi neri. Il mio petto ansimava. Senza smettere di camminare, aumentando il passo, quasi correndo, ho alzato le braccia per quanto mi fosse possibile per lanciare il bastone, e ho urlato, ho urlato con tutto il fiato che avevo nei polmoni: Grazie, mio ​​Dio! Grazie! La mia stoffa è forte. Rendi il mio spirito forte come lei. Sono un uomo. Riesco a fare mille cose senza perdere energie. Mi perfeziono con la fatica, così come lo spirito è perfezionato dal dolore. Aiutami! Grazie, mille volte grazie! 
Passano giorni e a La Faba, salendo verso ‘O Cebreiro, Sérgio è sfinito; dopo ventiquattro giorni di pellegrinaggio, è impregnato di sudore e il suo cuore pulsa come un cavallo imbizzarrito; cade, e si ferisce. Che cosa faccio qui? si chiede per la quinta volta durante il suo pellegrinaggio, e… quel giorno ho appreso una lezione di vita. Ho Immagine correlataimparato da un ragazzo tetraplegico e muto, più che da migliaia di persone padrone dei loro movimenti e dotate dell’uso della parola. Ho capito di essere un privilegiato. Arriveremo, ragazzo mio, arriveremo in cima insieme, lo faccio per me e per te! Prego perché tu soffra insieme a me questa benedizione: quella di camminare, di scalare tutti i Cebreiro della vita. Vieni a vedere il calice del Santo Graal, vieni a vedere le montagne e le nuvole. Camminiamo insieme. Per tutti quelli come te e per tutti quelli come me.
Il 24 settembre 1992 assiste alla Messa del Pellegrino nella cattedrale e conclude: ho pregato molto per il ragazzo tetraplegico di Villafría de Burgos…
Sono passati ventuno anni e mi vengono ancora i brividi nel rileggere questi brani del pellegrinaggio di Sérgio Reis, giornalista radio-televisivo e artista di Porto Alegre, la capitale di Rio Grande do Sul.

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